Mindfulness: cos’è, come funziona e perché ci aiuta a stare meglio
- 1 dic 2025
- Tempo di lettura: 3 min

Viviamo spesso con la mente proiettata altrove: nel passato che ci rimugina dentro o nel futuro che ci preoccupa. Ogni giorno affrontiamo un bombardamento di stimoli, pensieri, notifiche, tensioni. Il risultato? Stress, ansia, irritabilità, insonnia, senso di disconnessione da sé stessi. È qui che entra in gioco la mindfulness, una pratica semplice ma profonda, che ci invita a riconnetterci al momento presente, con uno sguardo curioso, accogliente e non giudicante. Non è una moda, né una tecnica esotica: è un modo di stare con sé stessi, validato da numerosi studi scientifici.
Che cos’è la mindfulness?
La parola “mindfulness” può essere tradotta come “consapevolezza piena e presente”. Si tratta di un atteggiamento interiore che ci permette di osservare ciò che accade dentro e fuori di noi, momento per momento, senza reattività automatica. Questa pratica ha origini antiche, legate alla meditazione buddhista, ma è stata introdotta nella psicologia occidentale in modo strutturato grazie al medico Jon Kabat-Zinn, che ha ideato il protocollo MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction) negli anni ‘70. Oggi, la mindfulness è integrata in molti percorsi di psicoterapia, supporto alla salute mentale, gestione dello stress e crescita personale.
Perché praticare mindfulness?
Secondo le ricerche scientifiche, la pratica regolare della mindfulness porta numerosi benefici, tra cui:
Riduzione dell’ansia e dello stress
Maggiore regolazione emotiva
Miglioramento della qualità del sonno
Diminuzione della ruminazione mentale (i pensieri che girano in tondo)
Aumento della capacità di concentrazione e presenza
Più autocompassione e meno giudizio verso sé stessi
In altre parole, la mindfulness ci aiuta a passare dalla reazione automatica alla risposta consapevole, portandoci in uno stato di maggiore equilibrio.
Mindfulness e psicoterapia: un’integrazione efficace
Nel mio approccio psicoterapeutico, integro spesso elementi di mindfulness, soprattutto quando ci sono difficoltà legate ad ansia, gestione del pensiero, stress cronico, ipercontrollo.
La mindfulness:
Aiuta ad osservare il dialogo interno senza identificarcisi
Riduce la reattività automatica a emozioni e pensieri
Favorisce uno sguardo più compassionevole verso sé stessi
Rafforza il lavoro terapeutico, rendendolo più radicato nel presente
Non si tratta di una soluzione magica, ma di una via concreta per imparare a stare meglio, un giorno alla volta.
Quando può essere utile iniziare?
La mindfulness è adatta a tutti, ma particolarmente indicata quando:
Vivi una fase di stress, ansia, agitazione costante
Ti senti “sempre nella testa”, in preda a pensieri incessanti
Vuoi imparare a gestire meglio emozioni difficili
Hai difficoltà a rilassarti o dormire
Senti il bisogno di riconnetterti con te stesso/a
Anche in queste situazioni, però, è importante non sostituire un percorso terapeutico con il “fai da te”. Se la sofferenza è intensa o persistente, può essere molto utile intraprendere un percorso con un professionista, che integri anche tecniche di mindfulness.
Coltivare la presenza, ogni giorno
Viviamo spesso in una modalità “pilota automatico”, scollegati da ciò che ci accade dentro. La mindfulness ci offre la possibilità di fare pace con il presente, di sentirci interi, anche nelle imperfezioni. Non è semplice, ma è possibile. E può fare una grande differenza.
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